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TFR PREVIDENZA COMPLEMENTARE
Previdenza La crisi del credito manda in rosso le gestioni integrative 06-09-2008
Guidereste tranquilli la vostra auto se non foste certi che il motore è in buono stato, il
livello dell'olio adeguato, le parti meccaniche non usurate e il carburante nel serbatoio? Chi oggi conduce la propria attività lavorativa ha spesso una cognizione vaga di come, anno dopo anno, la sua pensione si sta formando. E si espone all'eventualità di scoprire sorprese spiacevoli, al momento tanto atteso in cui si ritirerà. Informarsi sulla propria posizione è il primo passo; il successivo è di passare alle dovute contromisure. Ma quali sono i fattori che rendono poco sicuro il nostro viaggio verso quella fase della nostra vita in cui potremo realizzare sogni e ambizioni vagheggiati a lungo?

Fattori macro
Diciamo subito che solo su alcuni fattori abbiamo la possibilità di intervenire.
Singolarmente possiamo incidere poco sul prodotto interno lordo: ma è proprio il Pil nominale che moltiplicato per la retribuzione media degli ultimi cinque anni, determina le prestazioni di chi va in pensione oggi. È il metodo retributivo che lega le prestazioni all'andamento dell'economia nazionale (e internazionale): e la recente stima di crescita limata allo 0,1% annuo pesa. Saperlo aiuta a motivare le contromisure.

Pensioni di scorta
La prima delle quali è farsi un secondo pilastro pensionistico: lo ha fatto solo il 30% circa dei lavoratori dipendenti privati italiani (lavoratori della scuola a parte, i dipendenti pubblici deveno ancora veder trasformato il loro Tfs in Tfr). Circa tre italiani su quattro rischiano, in varia misura, di sopravvivere al proprio denaro: percependo al momento della pensione non il 70 o l'80% dell'ultimo stipendio, come accade a chi smette ora di lavorare, ma una quota sempre più vicina alla metà, tanto più bassa è la sua età oggi. Un secondo pilastro, dunque, è per loro quasi indispensabile. Ma può non bastare.
Fonte: [Il Sole 24 Ore]







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