«Come sempre in tutte le crisi, la qualità del credito peggiora notevolmente». Corrado Faissola, presidente delll’Abi, lancia l’allarme sofferenze al termine dell’esecutivo che ieri mattina ha riunito a Milano tutti i più importanti protagonisti del credito. Un allarme che arriva proprio all’indomani dell’incontro dei principali banchieri con il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che li esorta a un «particolare impegno» nell’aprire i rubinetti del credito alle imprese, ma al tempo stesso li esorta a «preservare in ogni caso la qualità degli impieghi».
Ecco così che mentre nei dati dell’Abi quella «qualità» non sembra scendere troppo, visto che nell’ultimo rapporto mensile su ottobre le sofferenze ammontano a 16,4 miliardi, cioè il 4,2% in meno rispetto a un anno prima, le parole di Faissola, che fotografano il presente, segnalano una situazione diversa e peggiore da quella di tre mesi fa: «E’ certo che le banche stanno rilevando un aumento molto sostenuto dei crediti “non performing”», dice il presidente dell’associazione. «Ci saranno imprese che non saranno in grado di adempiere alle loro obbligazioni - dice ancora -. Noi le accompagneremo per farle uscire da una posizione di difficoltà se hanno merito di credito e se la situazione di crisi è temporanea. Altrimenti ci si comporterà come in periodi normali». Niente sconti, insomma. Più in generale Faissola sostiene che con Draghi c’è piena sintonia, anche alla luce dei dati di dicembre che segnalano una crescita degli impieghi del 4,5% rispetto a un anno prima, in lieve accelerazione rispetto al +4% di novembre.