Si è chiuso nello spazio di tre giorni per Unicredit il «buco» lasciato dal dietrofront della Fondazione Cariverona di Paolo Biasi. Dopo un weekend di lavoro, e giusto in tempo per affrontare senza troppi patemi la riapertura della Borsa, i soci della banca italo- tedesca hanno trovato un accordo per coprire i 500 milioni lasciati in sospeso dai veronesi. Stringato il comunicato di conferma diffuso ieri notte da Mediobanca e dallo stesso Unicredit su richiesta della Consob: in esso si sostiene «che l'esecuzione dell'operazione resta integralmente confermata», nella misura cioè degli originari 3 miliardi di euro. A rimpiazzare Verona ci penseranno la Central Bank of Lybia (ha il 4,9% Unicredit), che secondo le indiscrezioni si sobbarcherà 250 milioni, e poi i torinesi della Fondazione Crt, che secondo alcune indiscrezioni diventerebbero così il primo azionista dell'istituto. L'ente piemontese sborserebbe 100 milioni di euro da iniettare in un veicolo apposito di cui avrà la maggioranza. Ad esso parteciperebbe Carimonte per 4050 milioni mentre due o tre banche concederanno ulteriori prestiti per arrivare a 230 milioni. Gli ultimi 20 milioni sarebbero coperti invece dalle altre Fondazioni minori. Ma al di là dei dettagli tecnici, ciò che emerge è lo spostamento degli equilibri all'interno della prima banca del paese (ruolo condiviso con Intesa Sanpaolo). La Fondazione piemontese sarebbe il perno di una nuova governance più sbilanciata verso i libici e gli emiliani.