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Fari puntati su T-Bond e futuro del 'Corriere'
16-03-2009
Si parte domani, con il consiglio di Unicredit a Milano. Poi tutti a Londra dove, mercoledì mattina, l’ad Alessandro Profumo svelerà agli analisti i conti del 2008. E forse anche l’ammontare dell’emissione dei bond di Stato, sia nella «versione Tremonti», sia in quella viennese, per la controllata Bank of Austria. Poi, venerdì, tocca ad Intesa il verdetto sui conti e sui bond. In contemporanea con le Generali, che sempre venerdì sveleranno i propri numeri e, soprattutto, la decisione sul dividendo, sempre pagato nei precedenti 175 anni di storia.
Nel mezzo un intervallo editoriale, con il bilancio 2008 della Rcs, società editrice del Corriere della Sera, che mercoledì mattina riunisce prima il patto di sindacato dei grandi soci, poi il consiglio. In Rcs, come noto, sono presenti banche, assicurazioni e imprenditori, sintesi dei «poteri forti» del Paese. E questa volta c’è qualcosa di nuovo, nell’aria. Forse non sugli assetti aziendali di vertice in scadenza: dovrebbero trovare conferma sia il presidente Pier Gaetano Marchetti, sia l’ad Antonello Perricone, mentre dovrebbe uscire il vicepresidente Gabriele Galateri. L’arrivo di Claudio Calabi dal Sole 24 ore, come ad, sarebbe tramontato anche per le difficoltà interne che comporterebbe il ritorno del manager uscito burrascosamente da Rcs nel 2001, soprattutto se chiamato ad effettuare dolorosi tagli. Le incognite riguardano piuttosto la direzione quotidiano, affidata a Paolo Mieli dal dicembre del 2004: l’ipotesi di una svolta è concreta, e la discussione tra i due rappresentanti di maggior peso specifico del patto - Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca, Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo - e tutti gli altri è aperta. Insieme con i conti, atteso il crollo dell’utile, l’appuntamento di Rcs promette di essere l’apripista per una stagione di sacrifici nell’intero settore della carta stampata. Tagli e provvedimenti pesanti sembrano inevitabili a livello di comparto, e forse non senza una preventiva condivisione di fondo tra i vertici di tutti i grandi gruppi. Fonte: [Il Giornale]
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