Proseguono a Washington, dopo Detroit, le consultazioni tra l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, il numero uno di Chrysler, Bob Nardelli, e la task force per l’auto della casa Bianca. A dare slancio all’asse Detroit-Torino sono le vendite Usa di marzo che vedono per la prima volta in sei mesi la società di Auburn Hills tornare sopra quota 100 mila. Un dato, sono convinti i vertici di Chrysler, raggiunto grazie al possibile approdo di Fiat negli Usa. Il ceo italiano assieme ad Alfredo Altavilla, numero uno di Powertrain Technologies, sono impegnati da ieri in una maratona negoziale per raggiungere l’intesa tra la casa torinese e quella americana, la cui sopravvivenza è legata a doppio filo alla Fiat e alla presentazione alla Casa Bianca entro 30 giorni di un piano convincente. «Sono in corso ripetuti contatti a tutti i livelli», si limita a dire un portavoce di Chrysler mentre fonti vicine al sindacato non escludono che tra Marchionne e il capo di Uaw, Ron Gettelfinger, ci siano stati già «confronti esplorativi».