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NOTIZIE BORSA
Settimana a Wall Street, segnali di nervosismo 26-04-2009
A sentire il Fondo Monetario Internazionale, sarebbe meglio vendere tutto in Borsa, mettersi al ribasso e aspettare la fine dell'anno: l'economia americana continuerà a peggiorare fino alla metà del prossimo anno; per quella europea sarà anche peggio, il Giappone è un disastro e nei Paesi emergenti le cose non vanno come previsto. Invece, secondo la Fed (parola di Donald Kohn), la caduta del Pil Usa dovrebbe «rallentare nel secondo trimestre per stabilizzarsi dopo l'estate». Cosicchè, non sarebbe «prematuro iniziare a valutare le dimensioni della ripresa». Fa eco Ewald Nowotny della Banca Centrale europea: «Vi sono segnali che l'economia Usa abbia toccato il fondo e che l'Europa lo vedrà entro l'anno». Come a dire che la ripresa americana si vedrà già nella seconda metà del 2009 e che le cose miglioreranno per tutti nel 2010.
È comprensibile che le banche centrali mandino messaggi di fiducia, specie quella di Washington che per costituzione è politicamente in sintonia con il Tesoro. Ma è un po' strano il tardivo e probabilmente eccessivo pessimismo del Fmi. Anche perché le sue cupe previsioni sono arrivate in concomitanza con segnali meno negativi in economia, nel mercato del credito e nei risultati societari. Parrebbero non peggiorare le cose sul mercato delle case negli Usa: dai prezzi che si stanno stabilizzando, alle vendite (specie di nuove abitazioni), ai mutui e ai rifinanziamenti in leggera ripresa. E soprattutto questi segnali sono più forti in California, dove la bolla speculativa aveva colpito per prima e in maniera più devastante. Ma anche nell'industria il clima è meno teso, con ordini di beni durevoli in recupero da due mesi. Così ieri, per la prima volta dopo 16 mesi, gli economisti dell'Ecri (l'istituto che misura il ciclo economico Usa) si sono sbilanciati in una previsione positiva: salendo al massimo da 27 settimane, l'indicatore della crescita economica segnala che l'economia Usa «inizierà presto a migliorare», hanno dichiarato.