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| MEDIA ECONOMICO FINANZIARI
| Murdoch: i giornali online si pagheranno: 'Siamo fiduciosi di poter trovare il modello giusto'
08-05-2009
I giorni dell’informazione on-line aper ta e gratis per tutti potrebbero essere contati. Entro un anno, Rupert Murdoch è deciso a far pagare l’accesso ai siti Internet di tutte le testate del suo impe ro mediatico, la News Corpora tion, sulla scia di quanto fa già oggi per il Wall Street Journal. Il tycoon australiano lo ha an nunciato in una conference call con un gruppo di analisti finan ziari, durante la quale ha schiz zato un quadro piuttosto ottimi stico sulle prospettive dell’industria dei media, dove la pubbli cità riprende poco a poco a tira re: «Ci sono segnali emergenti in alcuni dei nostri settori, che i giorni dei crolli precipitosi sia no alle spalle e gli introiti co minciano ad acquistare salute». Per forza o per amore, Wall Stre et ha reagito positivamente al l’annuncio, regalando al titolo un robusto 2 per cento. Ma è stato il passaggio sulle Web site a pagamento, quello che ha destato più clamore e at tenzione, preludio a un radicale cambio di stagione e di model lo culturale, che potrebbe avere conseguenze incalcolabili sul futuro dell’informazione, scrit ta e digitale.
«Siamo nel bel mezzo di un dibattito epocale — ha detto Murdoch — sul valore dei contenuti ed è palese che il model lo attuale non funzioni bene per molti giornali. Noi siamo stati all’avanguardia di questa discussione e siamo fiduciosi di poter trovare un nuovo mo dello. I giorni attuali dell’Inter net finiranno presto». Il capo di News Corporation, proprietario fra l’altro di network televisivi come Fox, Sky e di giornali come il Times di Londra o il New York Post, ha definito positiva l’esperien za del Wall Street Journal, il quotidiano finanziario che ac quistò nel 2007 e che si può leg gere completamente on-line so lo a pagamento. Murdoch ha ci tato un esempio recente: ben 360 mila persone hanno scarica to un programma del Journal per l’iPhone in tre settimane. Alla domanda su quanto tem po, secondo lui, occorrerà per ché i giornali del suo gruppo possano recuperare dall’uso di gitale, quello che perdono at tualmente nella carta stampata, l’editore ha risposto: «Un paio d’anni, spero meno, ma potreb be anche essere qualcosa di più». Oltre a farsi pagare l’acces so on-line, Murdoch è deciso a sfruttare l’uso crescente dei co siddetti lettori mobili: «È molto significativo che così tanta gen te usi il Blackberry per infor marsi.
Oltre la pubblicità, credo ci siano molte che noi possiamo fare in que sto campo». I commenti di Murdo ch cadono con fragore nel panorama della car ta stampata, in America e nel mondo, dove i giornali si confrontano con una crisi sistemica, scandita dal crollo della pubblicità e dalla drasti ca contrazione delle ven dite, che li costringe a do lorose ristrutturazioni. Ne gli Usa, soprattutto, il qua dro è drammatico anche per le testate storiche: il Rocky Moun tain News di Denver ha chiuso i battenti, il Chicago Tribune è in amministrazio ne fallimentare, il Seattle Post e il Christian Science Monitor hanno abolito l’edizione cartacea ed esisto no solo in rete, mentre il glorioso Boston Globe ha scongiurato per ora la chiusura, so lo grazie a un pro gramma di tagli per 10 milioni di dollari concorda to con il sindacato. In tutte le re dazioni, compresi New York Ti mes e Washington Post, si regi strano tagli pesanti al numero dei giornalisti. Ma ora Murdoch sembra offrire una soluzione. «Non è il so lo ad essere convinto che gli in troiti della pubblicità on-line da soli non bastano», dice Jo shua Benton, della Nieman Foundation for Journalism alla Harvard University, secondo il quale «in ogni gruppo di lettori c’è qualcuno disposto a tirar fuori dei soldi». La sfida sarà di trovare il modo di «far pagare quel piccolo gruppo, senza alie narsi gli altri, trovando i prodot ti informativi sui quali si può chiedere un compenso per il lo ro consumo». Fonte: [Corriere.it]
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