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Festival dell'Economia a Trento, 'processo' agli economisti: 'Studino i mercati finanziari'
31-05-2009
Alla sbarra del Tribunale della crisi i 'controllori', cioè le autorità di regolazione del mercato. Il pm ha chiesto "una sanzione reputazionale"
La giuria del Festival dell'Economia ha accolto la tesi dell'accusa. Niente carcere, ma l'ammonimento a far meglio il proprio mestiere
Gli economisti sono colpevoli di non aver previsto la crisi "pur essendo la stessa prevedibile", e di non averne valutato neanche le conseguenze. Si è concluso con una sentenza di condanna al Festival dell'Economia di Trento il "primo processo alla crisi". Anche se la pena inflitta dalla giuria, costituita da studenti dell'Economia dell'Università di Trento, è molto più lieve dei sette anni di detenzione chiesti dal pubblico ministero Roberto Perotti: si tratta di un caffé che il difensore dei condannati, Luigi Guiso, dovrà offrire al collega dell'accusa.
Sicuramente sono più gravi della pena inflitta gli ammonimenti enunciati dalla sentenza: gli economisti dovranno "tenere in maggior considerazione le innovazioni degli strumenti e dei mercati finanziari nell'elaborazione dei propri modelli e teorie" (basta 'torri d'avorio', dunque...), "prestare maggiore attenzione alle minoranze" e "alle conseguenze delle crisi cicliche che affliggono i nostri mercati".
Economisti bocciati, dunque: hanno fallito rispetto a quello che sarebbe dovuto essere il loro ruolo, poco importa che alcune voci isolate abbiano per tempo segnalato gli enormi squilibri dei mercati finanziari e in definitiva dei sistemi economici. Una decisione che non fa ben sperare per i nuovi imputati alla sbarra di oggi, nel tribunale allestito nella Sala Depero del Palazzo della Provincia: si tratta dei controllori e dei politici, accusati sostanzialmente delle stesse mancanze, non aver colto in tempo i segnali che facevano ampiamente presagire la tempesta che si sarebbe abbattuta sulle economie mondiali.
Naturalmente le colpe dei regolatori sono maggiori: il loro compito non era solo di prevedere, ma anche di porre riparo alle distorsioni. Le autorità di controllo dell'economia e dei mercati finanziari esistono per questo. Ma dai rapporti e dagli interventi degli organi degli enti di sorveglianza sul mercato, dal Fondo Monetario Internazionale alla Banca Mondiale alla Federal Reserve (il riferimento è soprattutto alle autorità statunitensi, perché è da lì che si è innestata la crisi) emerge una totale quanto disarmante sottovalutazione, se non ignoranza, di quanto stava accadendo, ha sottolineato il pubblico ministero Luigi Spaventa, economista, ex ministro del Bilancio nel governo Ciampi ed ex presidente della Consob.
Spaventa ha citato varie autorevoli analisi, a cominciare dal Global Financial Stability Report pubblicato periodicamente dall'Fmi. Nulla, della crisi alle porte non c'era traccia. I mercati erano trasparenti, le banche finanziariamente stabili e comunque perfettamente in grado di far fronte a eventuali squilibri. Enorme la fiducia riposta nella capacità del mercato di "assorbire shock e volatilità". Tra i maggiori imputati, per il ruolo ricoperto, Alan Greenspan, per 18 lunghi anni a capo della Federal Reserve, la banca centrale americana. Fonte: [Repubblica]
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