La firma elettronica dell’accordo a New York, l’annuncio del team di 23 manager per gestire la nuova Chrysler e il discorso ai dipendenti su «meritocrazia, leadership ed eccellenza» nel quartier generale di Auburn Hills: è una partenza a raffica quella di Sergio Marchionne nei nuovi panni di ceo a Detroit e ricorda da vicino quanto fece 5 anni fa al debutto ai vertici del Lingotto.
Nella mattinata di ieri, poche ore dopo il via libera della Corte Suprema di Washington, l’alleanza Fiat-Chrysler si è concretizzata con l’atto legale in uno studio Manhattan che ha sancito la nascita di «Chrysler Group Llc», la nuova azienda libera dai lacci della bancarotta, dai miliardi di debiti della vecchia Chrysler dal fardello di 789 concessionari che non facevano profitto. L’atto formale ha coinciso con l’annuncio, da Auburn Hills e Torino, del team di 23 top manager selezionati personalmente da Marchionne negli ultimi giorni e la riapertura degli stabilimenti chiusi a causa della bancarotta, che costavano 100 milioni di dollari al giorno. «Siamo già al lavoro per sviluppare dei nuovi veicoli compatibili con l’ambiente, efficienti nel consumo di carburante e di alta qualità che consentiranno a Chrysler di andare in avanti» ha affermato il comunicato Fiat-Chrysler, pubblicato mentre Marchionne a Auburn Hills iniziava a parlare ad un parterre di migliaia di dipendenti nella sede quartier generale, che è il secondo edificio più grande d’America dopo quello del Pentagono.
«Intendiamo costruire sulla cultura dell’innovazione che distingue Chrysler e sulla tecnologia di Fiat per espandere il portafoglio di Chrysler tanto in Nord America che all’estero» ha esordito Marchionne, sottolineando l’importanza del ruolo svolto «dal Tesoro Usa e dal governo canadese» per raggiungere l’intesa.