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Il mercato europeo ha ancora le ruote sgonfie Aumentano le vendite solo Fiat e Volkswagen
17-06-2009
Ancora una flessione media del 4,9% in maggio per le immatricolazioni di nuove auto nell’Europa dei 27, che si sono arrestate a quota 1.270.000 vetture. Una ennesima scivolata, in fondo neppure troppo drammatica se vista a confronto con le precedenti. Sono state vendute sessantaseimila auto in meno che si sono aggiunte a quelle già perse tra gennaio e aprile. In totale, il bilancio dei primi cinque mesi dell’anno reso noto dall’Acea (i costruttori europei), si è chiuso a quota 5,9 milioni di unità.
Un saldo negativo che pesa sull’industria continentale per quasi un milione di vetture in meno rispetto allo stesso periodo del 2008. E questo è il tredicesimo mese consecutivo di difficoltà. Cioè da quando il settore dell’auto ha avvertito le prime scosse di quel terremoto che in Europa e ancor più negli Stati Uniti, aprendo il peggior periodo di crisi che il mondo dell’automobile ricordi escludendo gli eventi bellici.
Per quanti sforzi facciano i governi dei maggiori Paesi produttori concedendo incentivi alla rottamazione, quasi tutti i mercati europei da Est a Ovest segnano il passo ed è ormai scontato che non riusciranno a recuperare di qui alla fine dell’anno i livelli perduti.
Farà eccezione la Germania il cui piano a sostegno si è confermato come il migliore in assoluto ottenendo un rapido e solido recupero che in maggio ha toccato il livello record del 39,7%. E’ stata così ulteriormente migliorata la crescita sui 5 mesi a quota +22,8%. In discreta salute anche l’area francese, sempre grazie agli incentivi: ha chiuso il mese a +11,8% senza tuttavia portare in attivo il periodo gennaio-maggio ancora in deficit dell’1,4%, con alle spalle l’Italia a -14,7%.
Gran Bretagna a -24,8% e Spagna a – 38,7% in maggio e -42% nei cinque mesi, restano per ora le due aree più colpite in mancanza di sostegni governativi varati solo un mese fa con 1000 sterline nel primo caso e 2000 euro nel secondo, metà dei quali a carico degli stessi costruttori. Di qui in poi, quindi, è prevedibile un parziale recupero che tuttavia non basterà, come si diceva, a riequilibrare l’intero bilancio europeo appesantito anche dall’Europa orientale in flessione del 26% con la sola eccezione della Repubblica Ceca e della Slovacchia. Fonte: [Libero-News.it]
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