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NOTIZIE RISPARMIO
Meno titoli e servizi finanziari. i risparmiatori cambiano rotta
17-06-2009
Neanche il tempo di superare lo shock della triade Parmalat-Ciro-Argentina, e per i risparmiatori italiani è arrivata la mazzata dei mutui subprime seguita dall'onda lunga della crisi globale che ha messo in ginocchio un'intero modello capitalistico. Inevitabile la fuga dalla finanza da parte di un Paese, il nostro, che già di suo non ha mai dimostrato grande feeling con quel mondo. Un ritardo, rispetto alla cultura anglosassone, che in una fase di crisi acuta come l'attuale si è paradossalmente trasformato in atout per evitare guai peggiori.

La fotografia è nei numeri dell'ultimo aggiornamento del "Multifinanziaria retail market" realizzato da GfK-Eurisko e relativo a gennaio 2009 con prime proiezioni sui mesi successivi. La rilevazione sul campione rappresentativo dei 19,5 milioni di famiglie, ci dice che il 70% degli italiani si colloca tra l'area del "distacco e dell'uso basico" degli strumenti finanziari e quella della "scarsità" di risorse economiche disponibili. Scende al 30%, invece, la cosiddetta "area delle risorse e della vicinanza" ad azioni, titoli, conti correnti, prestiti e carte di credito.

Passando al dettaglio degli "stili finanziari", le fughe più rilevanti sono quelle di due categorie di risparmiatori catalogate da GfK-Eurisko: gli "innovatori" e gli "aspiranti". Nel primo caso si tratta del segmento storicamente più corposo, ma che a gennaio 2009 è sceso al 22% delle famiglie italiane (4,3 milioni di nuclei) rispetto al 24,3% del gennaio 2008 e al picco del 25,6% fatto registrare nel 2004: si tratta prevalentemente di giovani con reddito superiore alla media, buona posizione professionale e concentrati nelle grandi città. Denotano familiarità con il mondo economico, competenza ed elasticità nell'uso di tutti i prodotti e servizi, investono in Borsa e non disdegnano di chiedere prestiti alle banche in una logica di credito al consumo. All'interno di questo segmento, netto calo per la "finanza base" passata dal 13,4 all'8,6% (1,7 milioni di famiglie): "Si tratta del nuovo ceto medio italiano cresciuto negli anni 50/60, caratterizzato da buona scolarizzazione, età media giovane, professioni da white/blu collar. Bassi patrimoni finanziari, finalizzati all'acquisto della casa, e interesse per strumenti finanziari più semplici, in particolare la smaterializzazione del denaro attraverso l'uso delle carte di pagamento". In fuga anche le famiglie degli "aspiranti", passate dal 4,4 al 3,7% (700mila nuclei): "Rappresentano il consumismo povero e sognante - spiega l'analisi di GfK-Eurisko - per il quale le uscite superano costantemente le entrate. Sono soprattutto capifamiglia operai, piccoli artigiani o commercianti: poiché il reddito non gli consentirebbe altro se non di soddisfare i bisogni basici, è fortissimo il ricorso al credito al consumo o ai finanziamenti all'attività e ai prestiti personali".

Fonte: []







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