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NOTIZIE ECONOMICHE
Primo accordo tra i Grandi: 'Mercati aperti in economia' 08-07-2009
Un primo punto di intesa c’è tra i leader del G8 e verrà inserito nella bozza di dichiarazione economica: è il no al protezionismo. I mercati vanno mantenuti liberi e liberi, hanno concordato i partecipanti con una dichiarazione già resa pubblica: “Riconfermiamo il nostro impegno a mantenere liberi e aperti i mercati e a respingere il protezionismo di ogni genere”. Il G8, sempre all’interno della bozza della dichiarazione economica, sottolinea anche “la necessità di un quadro globale rafforzato per la regolamentazione e la supervisione finanziaria”, creando gli strumenti adeguati per assicurare “una visione globale di tutte le attività ed entità sistematicamente significative”. Qualcosa si muove - I segnali di ripresa dell’economia globale ci sono, ma è troppo presto per lasciarsi andare ai trionfalismi. “Notiamo alcuni segnali di stabilizzazione delle nostre economie – si legge ancora nella bozza – e pensiamo che l’inversione di rotta sarà rafforzata quando le nostre misure raggiungeranno il loro effetto completo sull’attività economica”. Ma i rischi “significativi” per l’economia globale rimangono, sottolineano dal G8, e quindi le nuove strategia di crescita dovranno essere decisa una volta che la ripresa avrà preso effettivamente piede. “Nonostante ci siano segni di stabilizzazione e il sentimento di fiducia si stia rafforzando, la ripresa economica non è ancora avviata – è quanto scritto nel documento – e le condizioni congiunturali sono ancora stagnanti”. Lotta ai paradisi fiscali - Altro punto sul quale i Grandi sono d’accordo – come era già emerso nel corso dell’incontro a Londra di questo inverno – è quello che riguarda i paradisi fiscali. “Non possiamo continuare a tollerare grossi ammontare di capitali nascosti per evadere il fisco”, hanno fatto sapere. Su questo fronte, sarà fondamentale l’operato dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Tra le misure che invece dovrebbero essere adottate dai singoli stati c’è quello del cosiddetto “scudo fiscale” per agevolare il rimpatrio dei capitali.