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MERCATO IMMOBILIARE
Gli affitti non diminuiranno in dieci anni aumenti fino al 70 per cento
31-08-2009
L'inflazione va sotto zero ma gli affitti non diminuiranno. L'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativo al mese di luglio (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di giovedì scorso) segna una riduzione dello 0,1% rispetto allo stesso mese del 2008. Gli inquilini che hanno stipulato un contratto di locazione nel settembre degli anni passati dovrebbero ricevere dal locatore la classica raccomandata che contiene l'importo dell'aumento dell'affitto dovuto per l'incremento dei prezzi. Solo che l'inflazione registra segno negativo. Quindi per un affitto campione di mille euro mensili, se l'indicizzazione è pari al 75% del dato Istat la riduzione "teorica" è pari allo 0,075 per cento e cioè 0,75 centesimi. Mentre all'inquilino che ha visto includere nel contratto l'indicizzazione al 100% spetterebbe uno "sconto" di un euro al mese. Riduzione che rischia di rimanere sulla carta. Confedilizia, con una circolare indirizzata alle associazioni territoriali, esclude la possibilità che il dato Istat negativo possa causare la diminuzione dei canoni.

Resta, però, il problema dell'eccessiva onerosità di molte locazioni. Secondo Scenari immobiliari, nell'ultimo decennio gli affitti nelle grandi città sono aumentati mediamente del 60-70%. Senza dimenticare l'esplosione del fenomeno della morosità da parte degli inquilini sempre più in difficoltà nel pagamento. Basta dare un'occhiata ai dati del Viminale. Nel 2004, le sentenze di sfratto per morosità furono 32.578. A fine 2008 sono balzate a quota 40.681 (+19,8%). Aumenta anche la loro incidenza sul totale degli sfratti emessi che è passata dal 77,4% del 2007 al 79,1% del 2008.

Le cause del fenomeno sono state analizzate in un'indagine di Sunia-Cgil su un campione di mille famiglie sfrattate su tutto il territorio nazionale. Il 78% delle famiglie con sfratto per morosità sono italiane e il 22% sono straniere. Parte dei problemi degli inquilini sfrattati per morosità derivano da mutate condizioni lavorative, decesso del coniuge, separazioni soprattutto per donne con diminuzione di reddito. Nel secondo semestre dello scorso anno su più di 20 mila sfratti emessi il 24% riguardano nuclei in cui l'inquilino ha perso il posto di lavoro, il 22% riguardano lavoratori precari e il 21% cassaintegrati.

A conferma, quindi, che la crisi economica aggrava il fenomeno degli sfratti per morosità. Molte famiglie pur di trovare una soluzione abitativa stipulano contratti con affitti difficilmente sostenibili che, dopo qualche mese, non sono più in grado di pagare. Un incentivo a calmierare le locazioni potrebbe arrivare dall'introduzione della cedolare secca del 20% sui canoni, da anni sollecitata da Confedilizia.

Attualmente l'affitto va ad aggiungersi al reddito del locatore. Ad esempio, se il proprietario incassa un affitto mensile di mille euro deve dichiarare 10.200 euro (12mila euro meno 15% per detrazioni forfetarie). Nel caso abbia avuto un reddito di 30mila euro vedrà il canone di locazione tassato con l'aliquota Irpef del 38%. In pratica dovrà versare 3.876 euro. Con il varo della cedolare secca del 20% dovrebbe al fisco 2.040 euro per un risparmio, quindi, di 1.836 euro. Il costo fiscale dell'operazione verrebbe in buona parte coperto dall'emersione degli affitti "in nero". E in questo senso non guasterebbe una detrazione fiscale a favore dell'inquilino, che avrebbe tutto l'interesse a richiedere al locatore la ricevuta dell'affitto pagato.

Fonte: [Repubblica Finanza]







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