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MERCATO AUTOMOBILISTICO
Magna conferma 10.500 di tagli ai dipendenti di Opel in Europa
15-09-2009
Nella nuova Opel non ci sarà spazio per un dipendente su cinque della vecchia Opel. Il fornitore austro-canadese Magna e l'istituto russo Sberbank, che dovrebbero rilevare da General Motors la maggioranza del costruttore tedesco, puntano infatti a cancellare in Europa 10.500 dei 50.000 posti di lavoro del marchio di Rüsselsheim. Nella sola Germania i tagli saranno oltre 4.000 (su 25.000 posti).

Ad annunciarlo ufficialmente è stato ieri il co-amministratore delegato di Magna Siegfried Wolf, che ha anche respinto le accuse di aver nascosto finora i reali costi della ristrutturazione, già emerse in Germania. «Abbiamo sempre parlato di 10.500 posti», quindi «Magna non mente», ha spiegato Wolf da Francoforte. Una puntualizzazione non casuale: fino alla scorsa settimana la Germania, che nella corsa ad Opel ha appoggiato con decisione la cordata Magna-Sberbank, era convinta che i tagli nei suoi quattro stabilimenti sarebbero stati circa 3.000. Poi, nel week-end, la beffa: accanto ai 3.000 impieghi nella produzione dovrebbero essere cancellati oltre 1.000 posti nel settore amministrativo. Nessuna delle fabbriche tedesche, comunque, chiuderà i battenti.

L'impianto belga di Anversa, che dà lavoro a 2.580 persone, è invece l'unico a rischio chiusura, ha confermato Wolf. Un destino che ha mandato in collera l'esecutivo belga, che accusa la Germania di protezionismo e spinge affinché la Commissione europea verifichi attentamente il piano di salvataggio di Opel.

Una richiesta cui si è associato anche il ministro inglese del Commercio Peter Mandelson. Berlino, però, si difende, spiegando che non è stata la Germania, bensì Magna a decidere di conservare i quattro impianti tedeschi, e, anzi, rilancia: un'apposita notifica alla Commissione degli aiuti per Opel «non è necessaria», in quanto i fondi arrivano da un programma di crediti e garanzie anti-crisi già approvato dalla Ue, ha detto il portavoce del governo tedesco Ulrich Wilhelm. A Bruxelles non la pensano allo stesso modo: «Verificherò se ci sono condizioni protezionistiche e non economiche legate de jure o de facto al finanziamento pubblico», ha annunciato il Commissario alla Concorrenza Neelie Kroes.

Fonte: [La Stampa]



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