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Spesa leggera per le famiglie
26-09-2009
In luglio i consumi arretrano per la sesta volta consecutiva da inizio anno. Che si tratti di beni alimentari o no, nessuna differenza. In un caso e nell'altro, l'andamento è negativo. Ma ciò che più sorprende è che nemmeno le dimensioni degli esercizi fanno più la differenza. I piccoli negozi sono in forte difficoltà, ma anche le grandi catene adesso sono appesantite dal segno meno.
Nell'ultima rilevazione del l'Istat si legge che in luglio le vendite al dettaglio in Italia sono diminuite dello 0,4% rispetto a giugno e del 2,6% rispetto allo stesso mese del 2008. La variazione tendenziale è stata negativa del 2,1% per gli alimentari e del 2,8% per i non alimentari. Tra questi ultimi prodotti tutte le tipologie hanno segnato variazioni negative su base annua. Sono diminuite, in particolare, le vendite dei prodotti farmaceutici (-4,4%), e quelle di calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-4%). Si sono difese meglio le vendite dei beni del gruppo foto-ottica e pellicole (-0,5%). Tra i piccoli segnali positivi per la nostra economia, come quello della bilancia commerciale di due giorni fa che ha rilevato la ripresa delle esportazioni, soprattutto di farmaci e alimentari, manca quello che arriva dai consumi interni.
Dal centro studi di Confcommercio osservano che «la domanda resta debole ma i dati sono meno negativi rispetto ai primi mesi dell'anno e in via di stabilizzazione. Si dovrebbe confermare una congiuntura in moderata ripresa». Confesercenti descrive invece un quadro molto preoccupante: «La conseguenza inevitabile di questi dati - dice il presidente Marco Venturi - non può che essere una serie di chiusure di esercizi con conseguente perdita di posti di lavoro. A fine 2009 saranno addirittura 70mila i negozi a rischio». Il saldo sarà così negativo di oltre 20mila esercizi. La maggiore sofferenza ha riguardato i negozi più piccoli: in luglio le vendite negli esercizi che operano su superfici ridotte sono infatti calate del 3,7% rispetto a un anno fa, mentre la grande distribuzione si è difesa meglio: il calo in questo caso si è arrestato allo 0,8 per cento. I dati si aggravano se si prendono in considerazione le microimprese commerciali, quelle con meno di cinque addetti: la perdita del giro d'affari è stata del 4,3 per cento.
Intanto nel primo semestre del 2009 Unioncamere spiega che «hanno chiuso 36mila punti vendita al dettaglio». Le Regioni in cui è andata peggio sono Campania (dove hanno chiuso 4.598 negozi) e Lombardia (4.056 chiusure). A livello nazionale, anche considerando le nuove aperture, in sei mesi più di 10mila punti vendita si sono persi con la crisi. Fonte: [Il Sole 24 Ore]
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