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NOTIZIE FONDI
Private equity, gli affari diventano piu' piccoli
09-10-2009
La lunga crisi finanziaria internazionale si abbatte anche sul bilancio semestrale dei fondi di private equity italiani, anche se quei toni da tregenda che si annunciavano mesi fa e che hanno contraddistinto i grandi operatori internazionali - specie anglosassoni - echeggiano ovattati nel Belpaese. Dopo gli anni d'oro durati fino al 2008, nel primo semestre di quest'anno i fondi chiusi hanno visto cadere del 61% gli investimenti rispetto al giugno scorso, a 1,07 miliardi di euro.

Non è il numero delle operazioni a mancare, quanto la loro taglia: del tutto scomparsi i grandi affari, quelli da oltre 300 milioni di valore (senza contare il debito), restano 155 nuove operazioni, solo il 9% meno di 12 mesi prima. Ma è la taglia che conta in questi casi. L'impatto della crisi emerge anche in un altro numero: un miliardo di euro di svalutazioni sulle cessioni di portafoglio complessive.

Al 30 giugno 2009 il portafoglio complessivo degli investitori operanti in Italia risultava composto da circa 1.200 aziende, per un controvalore delle partecipazioni detenute (valutato al costo di acquisto) di circa 19 miliardi di euro.

"I dati relativi al primo semestre - commenta Giampio Bracchi, presidente dell'Aifi che associa la categoria - mettono in luce importanti cambiamenti in atto nel mercato italiano del private equity e venture capital. Le operazioni sono più piccole, caratterizzate da un minor utilizzo delle leva finanziaria e da una maggiore attenzione alla crescita industriale delle aziende, mentre si conferma elevata l'attenzione verso le giovani imprese. In questi momenti di crisi, inoltre, il turnaround può costituire uno strumento importante per sostenere le imprese in difficoltà. Gli oltre sette miliardi ancora a disposizione degli operatori italiani, infine, fanno ben sperare per la ripresa degli investimenti nei prossimi anni". Pure se, com'è emerso nella presentazione dello studio redatto da Aifi e PricewaterhouseCoopers, non è facile trovare aziende tricolori redditizie e convenienti dove investire.

I comparti industriali che hanno attratto il maggior numero di investimenti, tra gennaio e giugno, si sono confermati quelli più tradizionali: manifatturiero e segmento dei prodotti e servizi, seguiti da trasporti e altri servizi. Le regioni del Nord radunano due terzi degli investimenti, il 30% si ferma nel Centro e solo il 4% va nel Mezzogiorno.

Fonte: [Repubblica]







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