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ECONOMIA AZIENDE
Piccole imprese: un milione a rischio
23-10-2009
«Sono più in sofferenza delle altre. Non ci sono ordini, viviamo una situazione di grande difficoltà. Bene abolire l'Irap, ma prima voglio vedere il cammello»

Oltre un milione di piccole imprese vivono una situazione di estrema sofferenza. L'allarme lo ha lanciato Giuseppe Morandini, presidente della Piccola industria di Confindustria, in occasione dell'XI Forum a Mantova. «Non ci sono ordini. Viviamo in una situazione di straordinaria difficoltà», ha aggiunto Morandini, per il quale la ripresa non è chiaro «quando ci sarà e sarà lontana» verso i mercati di Cina, India e Brasile. « Fa piacere sentire ripetere che la piccola impresa è la colonna portante del Paese, la spina dorsale dell’Italia, il patrimonio che nessun altro al mondo ha. Ora però vogliamo i fatti».
INDAGINE - Con l'Università di Perugia, ha inoltre spiegato Morandini, «abbiamo fatto una rapida indagine sui bilanci di alcune aziende del nostro manifatturiero tradizionale. Dal campione è emerso che un terzo delle imprese sta andando bene, un terzo è in mezzo al guado, un terzo sta soffrendo».

IRAP - Per Morandini, l'idea di ridurre l'Irap fino ad abolirla, lanciata giovedì da Berlusconi da Mosca, «va bene, ma voglio prima vedere il cammello. Cioè prima voglio vedere se l'annuncio diventa una decisione concreta che incide sui nostri bilanci». Ha poi aggiunto Morandini: «Non possiamo più accettare da imprenditori di vivere in un Paese che quando c'è da crescere, cresce meno degli altri e quando si cala, cala più degli altri. Vogliamo un Paese protagonista, che non speri solo sull'effetto traino di altre economie, ma ci metta del proprio investendo risorse sulla ripresa».

PROGETTO - Per contrastare la crisi, le Pmi propongono il progetto T-Holding, dove T sta per tutela dei patrimoni imprenditoriali, industriali, finanziari e occupazionali. Con la costituzione della T-Holding, secondo Confindustria si possono salvare il 90% dei fatturati aggregati del 2009, il 60% degli occupati, i crediti bancari in sofferenza (almeno il 60%), i crediti dei rifornitori (almeno il 60%), l'indotto, mantenendolo al livello attuale e il gettito fiscale. Il progetto prevede quattro passaggi. Nel primo l'imprenditore conferisce la proprietà della sua azienda alla holding e ne diventa socio, tutelando il valore patrimoniale e liberandosi delle garanzie personali. Nella seconda fase sarà attivato un fondo a capitale pubblico-privato con 2 miliardi di euro di disponibilità che investe solo ed esclusivamente in queste operazioni di aggregazioni tra piccole e medie imprese. La Holding quindi, e questa è la terza fase, può contare sulle agevolazioni fiscali previste dalla norma sulle aggregazioni che prevede la rivalutazione gratuita senza tetti dei cespiti dell'azienda che nasce da aggregazione e sul bonus patrimonializzazione che va rafforzato, raddoppiando il coefficiente del 3% (attualmente fissato come rendimento presunto del capitale escluso da imposizione) e paragonando l'agevolazione almeno a tutto il 2010. Infine la Holding ha accesso diretto al fondo di garanzia centrale e le banche hanno un trattamento fiscale agevolato sulle eventuali partecipazioni al capitale delle T-Holding. Il progetto sarà a costo zero.


Fonte: [Corriere.it]







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