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Ipsos: italiani un po' piu' ottimisti, il mattone e' ancora in auge
28-10-2009
La stragrande maggioranza degli italiani è, ancora, gravemente preoccupata per la crisi. Sono il 78% (quasi 8 su 10) e in 2 casi su 3 hanno convissuto, anche quest'anno, con gravi disagi. Aumenta il numero di famiglie (quasi una su 3) che "galleggiano" o hanno speso tutto per tirare avanti. E la via di uscita è, ancora, lunga da vedere: per il 57% degli intervistati, non prima di 3 anni. L'alternativa è, allora, arrangiarsi e risparmiare, confidando nella ripresa dell'economia, che raccoglie sempre più ottimisti: dal 34%, del 2008, all'attuale 54 per cento.
A scattare la fotografia su timori e aspettative degli italiani ai tempi della crisi è l'annuale indagine Ipsos, presentata, a Roma, dal presidente dell'Acri (Associazione di fondazioni e di casse di risparmio), Giuseppe Guzzetti. "Si sta passando da un pessimismo statico - ha dichiarato Guzzetti - a un ottimismo nuovo, che non è, però, euforico". Le famiglie "appagate" sono, ancora, troppo poche: il 32 per cento. Gli "insoddisfatti" salgono al 6%, mentre i "naufraghi" della crisi arrivano al 40% e i "sopravvissuti", al 22 per cento. Cala, per la prima volta dal 2004, il numero di coloro che consumano più di quanto incassano: sono il 25%, una famiglia su 4, contro il 27% del 2008. Mentre soltanto un italiano su 10 preferisce godersi la vita, piuttosto che mettere da parte risorse per il futuro.
L'indagine tasta un po' il polso della gente in vista della tavola rotonda di domani, in occasione dell'85esima giornata mondiale del risparmio, che vedrà discutere di "Risparmio ed economia reale", il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi e il presidente dell'Abi, Corrado Faissola. E leggendo le opinioni degli italiani, ce ne è di carne al fuoco per animare la conversazione.
Intanto, tra le famiglie, è, ancora, forte la preferenza per la liquidità. In tempi di crisi, poi, l'investimento più sicuro rimane quello nel mattone (54%). Cala, invece, il numero di persone che investe i propri risparmi (dal 12 al 9 per cento). Meno 3 per cento nei titoli di stato e -2% nei fondi comuni d'investimento. Lieve progresso per le azioni (+1%) e per i certificati di deposito (+ 2 per cento). Dati, tuttavia, che non decollano e si spiegano, sottolinea la ricerca, con la minor fiducia degli italiani (poco più di uno su 3) sull'efficacia di regole e controlli sul risparmio. La richiesta è per una legislazione più severa, con l'idea che questa consentirebbe, pure, rendimenti più certi. La pensa così il 40% degli intervistati e quasi un investitore su 2 (il 48 per cento).
Altro aspetto di riflessione è che per molti italiani il rilancio dell'economia del Belpaese passi, prima di tutto, per una crescita del proprio territorio. Soprattutto, al Sud, dove appena il 50% degli intervistati si ritiene soddisfatto dei servizi che riceve. Stato e Regioni dovrebbero, per uno su 3, aumentare la propria spesa pubblica per migliorare le cose.
Per molti italiani, poi, andrebbe protetta e stimolata di più, anche, la propensione al risparmio. Un intervistato su 2 ritiene, infatti, che il "proprio gruzzoletto da parte" possa essere importante per lo sviluppo del territorio. Bisogna, però, che le banche si comportino con maggior rigore e controllo. Anche in questo caso, una normativa più severa farebbe dormire sonni più tranquilli. Una battuta, infine, sull'impiego del proprio risparmio. Il 31% degli italiani lo vorrebbe sul proprio territorio. Una percentuale che sale al 41% nel Mezzogiorno. Una buona notizia in vista dell'arrivo della "nuova" Banca del Sud. Fonte: [Il Sole 24 Ore]
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