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MERCATO DEL LAVORO
Bankitalia: 10 per cento i senza lavoro Sacconi: il calcolo e' scorretto 18-01-2010
L'Italia è tornata a crescere dopo 15 mesi di recessione, ma dopo il +0,6% del pil nel terzo trimestre «la crescita prosegue a ritmo modesto» con un +0,7% per quest'anno. La previsione è della Banca d'Italia, che nel Bollettino trimestrale parla di segnali di ripresa, ma anche di debolezze strutturali che mettono sotto pressione i consumi. Come i redditi bassi e i 2,6 milioni di senza lavoro, che si ottengono sommando ai disoccupati i cassintegrati e chi ha smesso di cercare occupazione. Un calcolo che Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, definisce «scientificamente scorretto». La buona notizia per l'Italia, come per Eurolandia (ma non per la Germania, che ha chiuso il 2009 con un ultimo trimestre stagnante) è che il Pil ha probabilmente continuato a crescere fra ottobre e dicembre, sia pure a ritmo più lento rispetto all'estate. Tuttavia, avverte Bankitalia, la crescita del pil italiano si fermerà a 0,7% nel 2010 e a 1% nel 2011. Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, a novembre aveva ipotizzato una crescita superiore all'1%. Bankitalia non la esclude, vista l'incertezza «elevata» che grava sulle stime, ma ricorda che lo 0,7% «è il valore centrale di un ventaglio ampio di possibilità: con una probabilità del 70% si collocherebbe all'interno di un intervallo di circa più o meno un punto percentuale». Bene, per Bankitalia l'export, che dovrebbe accelerare. Meno bene la componente interna del pil: la domanda da investimenti e consumi «rimane fiacca». La disoccupazione a novembre era all'8,3%, meno del 10% medio di8 Eurozona e Usa. Ma, per Bankitalia, se ai disoccupati si sommano le persone in cig e chi è uscito dai conteggi ufficiali perché ha smesso di cercare lavoro, sono 2,6 milioni le persone senza occupazione, con una quota di forza lavoro inutilizzata «superiore al 10%». Per Sacconi il calcolo è «operazione scientificamente scorretta e senza confronto con altri Paesi ove ci si attiene all'autorità statistica». Ma sui consumi, dice Bankitalia, pesa la «forte riduzione del potere d'acquisto» delle famiglie a causa dell'aumento della disoccupazione: gli italiani non solo si ritrovano meno ricchi dopo la crisi, ma vengono da un «ristagno quindicennale» del reddito disponibile che non ha riscontro in altri paesi dell'euro.