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NOTIZIE ECONOMICHE
Bce severa per tranquillizzare i mercati 04-02-2010
Era un compito difficile. Il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet avrebbe dovuto calmare i mercati, ansiosi – o forse eccitati - per l'andamento dei titoli di Stato dei paesi a Sud di Eurolandia ed evitare di legittimare atteggiamenti opportunistici da parte dei governi, del tipo «noi spendiamo, qualcun altro pagherà». Nello stesso tempo avrebbe dovuto conservare la credibilità della Banca centrale europea.

Trichet si è quindi mostrato severo. Per calmare i mercati ha approvato gli sforzi della Grecia, dando fiducia al governo di Atene, e ha lodato quelli dell'Irlanda. Per evitare i comportamenti opportunistici, il moral hazard, non ha solo ricordato ai governi dai conti pubblici squilibrati che occorre rispettare il patto di stabilità e i piani di rientro, ma ha anche precisato qualcosa che tutti sembrano aver dimenticato: la moneta comune "copre" automaticamente i deficit dei conti con l'estero. L'Ungheria, fuori di Eurolandia, ha dovuto far ricorso a un prestito del Fondo monetario internazionale per finanziare il suo disavanzo commerciale e come contropartita ha preso l'impegno di varare riforme molto rigide. La Grecia (o il Portogallo) non hanno invece dovuto chiedere nulla, ma questo non significa che il sistema di finanziamento meccanico non abbia un prezzo.

Di più, Trichet non ha potuto dire. Ogni piccola deviazione dalla linea del rigore avrebbe lanciato un pessimo messaggio di compiacenza – o peggio di complicità - ai mercati e ai governi. Chi non ha la responsabilità della politica monetaria deve però anche ricordare che in un'Unione monetaria i paesi esportatori, in surplus – e quindi in prima linea la Germania – godono di un notevole vantaggio, che ha una conseguenza non irrilevante: i paesi in deficit devono indebitarsi per pagare le importazioni, a livello statale o, come è accaduto in Spagna, a livello privato.

Questo debito, che finanzia la crescita dell'area, prima o poi pesa su tutti: possono rallentare la domanda e quindi le importazioni, creare concorrenza sul piano dei costi abbassando salari e prezzi nelle economie in difficoltà, oppure impone tassi di interesse più elevati. Trichet, en passant, ha ammonito il debito elevato, e i deficit fiscali eccessivi influiscono sulla politica monetaria, nel senso che la spingono a essere più restrittiva per tutta Eurolandia.
I paesi forti non possono allora "viziare" quelli deboli, come un cattivo padre o una cattiva madre e devono disincentivare gli eccessi; ma non possono neanche pensare, sul serio, «non è un problema nostro». È questo atteggiamento, non i mercati, che può spaccare l'Unione.
Fonte: [Il Sole 24 Ore]



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