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NOTIZIE FISCALI
Nel 2009 l'erario ha incassato 9,1 miliardi grazie alla lotta all'evasione
02-03-2010
Dalla lotta all'evasione l'erario nel 2009 ha incassato 9,1 miliardi di euro. Un risultato record, sottolineano all'Agenzia delle entrate, pari al 32% in più rispetto al 2008. «Complessivamente - ha sottolineato il direttore Attilio Befera - nel biennio sono stati incassati 16 miliardi di euro». Risultati - ha detto Befera – frutto dell'impegno e della professionalità dei 36 mila dipendenti dell'agenzia, ma anche delle differenti strategie adottate per contrastare le differenti tipologie di evasione che via via vengono messe in atto. «La stretta sugli evasori si gioca quindi - ha spiegato Befera - su tutti i fronti e in tempi rapidi, grazie anche alle nuove possibilità d'azione che ci vengono offerte dalle recenti modifiche normative. Basti pensare alla spinta data alle misure cautelari, strumenti salva crediti messi in campo per garantire la riscossione dei tributi evasi, nonché all'inversione dell'onere della prova per le attività detenute in paradisi fiscali in violazione degli obblighi sul monitoraggio fiscale».

A supporto delle strategie adottate il direttore accertamento delle Entrate, Luigi Magistro, ha illustrato con i numeri i risultati 2009: «I 9,1 miliardi di euro recuperati dimostrano come il 2009 possa essere considerato l'anno nero per gli evasori. Per la prima volta i versamenti diretti con 5,6 miliardi di euro - che in pratica vuole dire adesione diretta del contribuente alla pretesa erariale – hanno superato di gran lunga i ruoli, attestatisi a 3,5 miliardi». Non solo. Se si vanno a guardare nel dettagli i dati sull'attività di contrasto all'evasione, Magistro fa notare che «dei complessivi 9,1 miliardi già incassati dallo Stato, 3,4 miliardi arrivano da evasione pregressa con l'attività di liquidazione e 5,4 da attività di accertamento e di controllo formale, quindi anche dalla rispondenza dei dati indicati in dichiarazione dai contribuenti».

A ulteriore conferma che nel 2009 il fisco non ha badato tanto alla quantità ma anche alla qualità dell'azione di contrasto, l'agenzia sottolinea ancora come i 5,7 miliardi provenienti dall'attività di accertamento e di controllo formale 4,3 miliardi, pari al 72% in più rispetto al 2008, sono stati definiti dal contribuente. In questo caso a chiudere subito o quasi la partita con il fisco sono i grandi contribuenti e questo, ricorda Magistro, grazie soprattutto al tutoraggio «con cui abbiamo ottenuto importanti risultati non solo in termini di contrasto ma anche di adesione alle maggiori pretese impositive». Particolare attenzione nel 2009 è stata riservata, poi, alle piccole imprese agli autonomi, da cui sono stati riscossi direttamente 1,138 miliardi di euro e dalle persone fisiche con 981 milioni di euro versati. Completano il mosaico le imprese di medie dimensioni da cui il fisco ha recuperato poco più di 234 milioni. «Su questi soggetti - ha assicurato ancora Magistro - ci concentreremo nel 2010 un volta che sarà completata la riorganizzazione dell'agenzia sul territorio con il completamento delle sedi provinciali. Queste, conclude, si dedicheranno al mondo delle imprese di medie dimensioni».

Tra le strategie adottate che hanno contribuito ad aumentare la pressione sui contribuenti infedeli ci sono gli accertamenti sintetici, più noti con il nome di redditometro, con un +81% rispetto al 2008 e le indagini finanziarie anche queste incrementate di un quarto rispetto al 2008.

«I numeri parlano da soli - ha concluso Befera -. Stiamo percorrendo la strada giusta nel contrasto dell'evasione. I risultati ci danno ragione e sono risultati concreti e tangibili». Una strada giusta ma che certamente è ancora lunga, se è vero che l'evasione stessa in Italia è da record con i suoi 100 miliardi più volte stimati e attribuiti ai furbetti delle tasse. E questo all'agenzia sembrano comunque saperlo bene, visto che nel presentare i dati 2009 hanno dettato le linee di contrasto 2010, illustrate dal direttore vicario, Marco Di Capua: l'estensione del tutoraggio alle imprese con volume d'affari non inferiore a 200 milioni di euro; le analisi di rischio sulle medie imprese, differenziate per comparti economici; i controlli su tutte le partite Iva; il potenziamento del redditometro e il contrasto alle finte residenze estere delle persone fisiche; le frodi fiscali; le verifiche sul diritto alle agevolazioni concesse alle Onlus.

A tutto questo, ha concluso Befera, occorre aggiungere il contrasto anche alla cosiddetta "evasione da burocrazia" «che può spingere il cittadino onesto a non adempiere correttamente al proprio obbligo». Un contrasto, questo, che sarà supportato dall'attivazione di nuovi strumenti di colloquio telematico con gli intermediari e con la posta elettronica certificata, ma soprattutto con una semplificazione del "fiscalese", in sostanza una semplificazione del linguaggio delle comunicazioni ai contribuenti.
Fonte: [Il Sole 24 Ore]







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