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Il piano Fiat scommette sui Bric
15-04-2010
A una settimana dal 21 aprile, quando i vertici Fiat presenteranno a Torino il piano quinquennale, Marchionne e la sua squadra stano definendo gli ultimi dettagli. I capisaldi sono due: massima integrazione con la Chrysler, accelerazione di produzione e vendite nei più importanti mercati emergenti. Per quanto riguarda questo secondo punto, oltre al Sudamerica – dove Fiat è già leader e da cui dovrebbe arrivare 1 milione di auto a medio termine – saranno Russia, Cina e India a fornire altre 500mila vetture ai marchi torinesi (più quelle per il socio Chrysler). Proprio oggi gli uomini Fiat incontreranno il partner russo Sollers per una riunione periodica sulla joint venture che punta a produrre 500mila auto (di cui una parte saranno Chrysler e Jeep) nel 2016. Un ruolo importante potrebbe avere la futura piccola per il mercato indiano, allo studio a Torino e che verrebbe realizzata nella fabbrica della joint venture Fiat-Tata.
La parte commerciale del piano in arrivo è forse la più delicata, perché è proprio quella su cui il precedente piano quinquennale 2006-2010 si è rivelato più ottimista. Sommando gli obiettivi per le varie aree geografiche forniti in varie occasioni da Fiat stessa si arriva a un totale per il 2014 che approssima i 3,5 milioni di auto e veicoli commerciali (da 2,2 del 2009): ai 1,12 milioni previsti da Marchionne a dicembre per l'Italia si aggiunge 1 milione in Sudamerica, il citato mezzo milione negli altri Bric, un altro mezzo milione abbondante in Europa tra Polonia, Serbia e Turchia e le 400mila unità che Chrysler prevede di produrre per i marchi del Lingotto. Ad esse vanno aggiunti i 2,8 milioni già messi nero su bianco per Chrysler (contro meno della metà l'anno scorso). Il totale di 6,3 milioni è nettamente superiore ai 5,5 milioni di cui ha parlato Marchionne come obiettivo complessivo per i due gruppi «prima del 2014».
La somma aritmetica non è però corretta, poiché l'integrazione fra le due aziende porterà a qualche elisione in fase di consolidamento: le citate 400mila unità di Chrysler destinate ad essere vendute con marchi del gruppo Fiat – come i Suv già in produzione negli Usa o la futura gamma alta dell'Alfa Romeo – ma anche quelle che, in senso inverso, verranno prodotte da fabbriche del Lingotto per il socio americano. Secondo quanto scrive «Automotive News Europe» potrebbe varcare l'Atlantico la futura monovolume 5 posti che sarà prodotta a Mirafiori e una berlina made in Serbia, oltre al Doblò prodotto in Turchia. Il target finale potrebbe essere più basso di quello citato: è vero che il barometro dei paesi emergenti resta al bello stabile, ma la situazione in Europa è quanto mai precaria, almeno per i prossimi due anni.
Un altro numero che gli analisti guarderanno con molta attenzione sarà quello delle sinergie, ovvero l'impatto economico positivo sui conti del gruppo Fiat dell'alleanza con Chrysler. Quest'ultima, ha detto Marchionne a novembre, punta a risparmiare 2,9 miliardi di dollari in cinque anni (poco più di 400 milioni di euro l'anno) solo dagli acquisti in comune; ad essi andrebbero aggiunti, per esempio, i minori costi di progettazione. Un report di Mediobanca quantifica in 250 milioni di euro annui i risparmi per Fiat. Molte sinergie arriveranno dalla messa in comune di piattaforme come quella della nuova Giulietta, presentata nei giorni scorsi. Sempre secondo «Automotive News Europe» è leggermente cambiata la prospettiva dell'integrazione fra i marchi Chrysler e Lancia: quest'ultima dovrebbe restare non solo per l'Italia, che pesa per il grosso delle sue vendite, ma anche (per la sua gamma attuale) nella maggior parte dei Paesi europei, tranne la Gran Bretagna. Fonte: [Il Sole 24 Ore]
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