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CREDITO AL CONSUMO
Cala dell'11 per cento il credito al consumo. 'Il 48 per cento ha paura di non poter pagare' 28-04-2010
Negli ultimi due anni l'ha utilizzato il 62% degli italiani. Età media 45 anni, entità del prestito 4.000 euro da rimborsare in 24 rate. Sotto accusa i costi ingiustificati: "Le banche sono supergarantite dalle assicurazioni"

Il credito al consumo è raddoppiato dal 2003 ad oggi, e negli ultimi due anni vi ha fatto ricorso il 62 per cento degli italiani. Ma nel 2009 per la prima volta si è riscontrata una flessione dell'11 per cento: "A fronte della crisi, gli italiani preferiscono non indebitarsi, perché hanno paura di non essere più in grado di restituire il prestito", afferma Sergio Veroli, presidente di Consumer's Forum, l'associazione che oggi al Cnel ha presentato "l'identikit del consumatore di credito".

Un identikit che esclude decisamente i redditi bassi (salvo una percentuale minoritaria): infatti il profilo medio corrisponde a uomini (in maggioranza) e donne di circa 45 anni, diplomati o laureati, con un nucleo familiare di tre persone (nel 56 per cento dei casi) che lavorano come collaboratori o dipendenti, con un reddito familiare medio mensile di 2.200 euro, con il quale nel 47 per cento dei casi pagano l'affitto o il mutuo. Un reddito non da fame, ma che rende difficile affrontare spese di una certa entità. Solo il 9 per cento degli intervistati percepisce un reddito inferiore ai mille euro mensili, mentre solo il 13 per cento va oltre i 3000 euro.

Ecco perché questa fascia media di consumatori per affrontare acquisti che richiedono 4.000 euro di spesa è costretta a far ricorso al credito al consumo. Di solito il rimborso viene suddiviso in 24 rate. La modalità prevalente è rivolgersi al punto vendita (44 per cento), chiedere un prestito personale (38 per cento) o utilizzare la carta revolving (18 per cento). In quest'ultimo caso le modalità non sempre sono trasparenti, sottolinea Veroli, ricordando i recenti interventi in materia della Banca d'Italia: "Le revolving a volte vengono date al consumatore senza che questi le richieda, al momento dell'acquisto di un bene. Si firmano vari moduli, senza neanche rendersene conto, arriva la carta, e l'acquirente la usa senza informarsi sul tasso d'interesse, che è sempre eccessivo. In Italia ci sono 180.000 tra mediatori e agenti finanziari, forse troppi. Per evitare che gli italiani si indebitino oltre la loro capacità di restituzione occorre più trasparenza da parte degli operatori, più consapevolezza da parte dei consumatori e soprattutto bisogna bonificare il mercato del credito al consumo dai mediatori scorretti".

Le 'fregature', sottolinea Veroli, o meglio gli oneri elevati in modo ingiustificato del prestito, non sono limitate a chi utilizza le carte revolving, ma riguardano in egual misura anche chi fa ricorso a una forma più tradizionale del credito al consumo, la cessione del quinto dello stipendio o della pensione. "Per poterlo stipulare le banche richiedono una doppia assicurazione, una sulla vita e una sul lavoro, naturalmente tutte a carico del richiedente. A questo punto la banca non rischia assolutamente nulla, è supergarantita: e allora perché i costi rimangono così alti per i consumatori?".

Il finanziamento medio, secondo l'indagine di Consumer's Forum, associazione nata nel 1999 e che riunisce al suo interno anche gruppi di imprese, oltre che di consumatori, dura 24 mesi, con una rata mensile di 167 euo e un tasso d'interesse del 12 per cento. Il 48 per cento di chi è ricorso al credito al consumo dice di aver avuto difficoltà o di aver temuto di non riuscire a far fronte al rimborso, e quindi ha eliminato o ridimensionato altre spese, si è rivolto ai familiari o ha dovuto chiedere un ulteriore prestito.

Il motivo principale di ricorso al credito al consumo è l'acquisto di beni (53 per cento), ma il 19 per cento lo fa per pagare un viaggio, e il 17 per cento per "arrivare a fine mese". Il 14 per cento si indebita per "eventi particolari", il 9 per cento per ragioni legate all'istruzione e alla formazione, l'8 per cento per spese mediche. Il 64 per cento degli intervistati dichiara di ricorrere al credito al consumo solo "in caso di necessità", il 19 per cento vi fa ricorso più volte l'anno e il 17 per cento almeno una volta l'anno. Le persone con reddito inferiore a 1000 euro mensili fanno maggiormente ricorso alla spesa a credito giornaliera per l'acquisto di prodotti alimentari.

Cosa sanno gli utenti delle modalità dell'impegno che si assumono? Consumer's Forum ha chiesto qual era la differenza tra TAN (tasso annuo nominale, esclude oneri come spese di istruttoria e di incasso) e TAEG (il costo totale del credito a carico del consumatore, compresi interessi e oneri): ha risposto bene solo il 55 per cento degli intervistati, percentuale che sale al 61 per cento se si considera solo chi ha fatto ricorso al credito al consumo negli ultimi due anni. Tuttavia, se si dividono gli intervistati in base al titolo di studio, è a conoscenza della differenza il 19 per cento di chi ha solo la licenza elementare, il 36 per cento di chi ha la licenza media, il 67 per cento dei diplomati e l'81 per cento dei laureati.
Fonte: [Repubblica]







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