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NOTIZIE ECONOMICHE
Euro sotto attacco: accordo dei paesi Europei per una risposta forte e unitaria 08-05-2010
Quello che sarebbe dovuto essere l’ennesimo e sonnacchioso vertice europeo, ieri è divenuto nel giro di poche ore nel più drammatico summit che si ricordi dalla nascita della moneta unica. Un vertice concluso a notte fonda e che di fatto proseguirà con l’Ecofin straordinario di domani proprio per mettere a punto il pacchetto di misure necessaria a dare ai mercati quel segnale concreto di fermezza in grado di bloccare la speculazione. Sul tavolo un rafforzamento del patto di stabilità con eventuali sanzioni per chi sfora, un’accelerazione dell’integrazione finanziaria, meccanismi più stringenti per regolare mercati e agenzie di rating, e un ruolo maggiore per la Bce con la creazione di un fondo da 70 miliardi di euro in grado di affrontare la speculazione. Sedici leader dei paesi dell’Eurozona, si sono ritrovati ieri pomeriggio ad uno ad uno a Bruxelles ben prima dell’orario previsto per le cena nella quale si doveva mettere una firma sotto il piano di aiuti ad Atene. Ciò che è accaduto nelle ultime ore ha reso evidente come il problema non sia la Grecia, ma la stessa tenuta della moneta unica. Al capezzale dell’Euro si sono affacciati sino a notte inoltrata anche i leader dei paesi che potrebbero essere da lunedì oggetto degli attacchi della speculazione. Portogallo e Spagna in testa. Solo nel tardo pomeriggio di ieri anche la rigida cancelliera Merkel ha compreso che le parole, seppur forti, in difesa dell’unione monetaria non bastano più e che occorrono, per dirla con Silvio Berlusconi, «gesti concreti e non più buone intenzioni». Il presidente del Consiglio, dopo un giro di telefonate, appena arrivato nel palazzo di Justus Lipsius si getta in una raffica di incontri bilaterali. A Sarkozy il compito di convincere prima il Cancelliere e poi il presidente della Bce che agli attacchi della speculazione e ai proclami delle agenzie di rating, occorre contrapporre meccanismi di pronto intervento per salvare i Paesi che dovessero finire nel mirino della speculazione. Sul piatto anche un giro di vite sulla vigilanza sui conti pubblici e la richiesta di nuove manovre correttive da attuare nei Paesi più esposti. Sullo ”strumento di intervento rapido” si discute sino a notte per superare le perplessità della Bce e le resistenze della Germania che non intende mettere in piedi meccanismi di sostegno automatici a ridosso di un appuntamento elettorale (domani si vota nel land Reno Westfalia). Anche il presidente americano Barak Obama chiama la Merkel. I due condividono la necessità di «dare un segnale forte per salvare la Grecia e l’euro». Malgrado le resistenze di Jean Claude Trichet, la Bce e il suo ruolo nel contesto della moneta unica, diventano l’oggetto principale dei bilaterali. «La crisi è sistemica», sostiene il presidente della banca Centrale. «Dietro la moneta ci sono gli stati», ribattono Berlusconi e Sarkozy. Il braccio di ferro sul ruolo della Bce, prosegue sino a notte. «Non sono soddisfatto», sostiene Manuel Barroso. La possibilità che la Bce possa rastrellare i titoli tossici dei paesi in crisi viene subito bocciata, mentre l’idea degli eurobond si scontra con una serie di eccezioni derivati direttamente dai trattati di Maastricht e Lisbona. Alla fine buona parte del testo conclusivo non subisce variazioni e prevede un forte messaggio di sostegno alla Grecia, norme più stringenti di disciplina di bilancio dell’eurozona con tanto di impegno per ”misure aggiuntive”, il rafforzamento della governance economica dell’eurozona e infine, un’autorità di controllo sulle agenzie di rating. Fonte: [ultimenotizie.tv]