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NOTIZIE ECONOMICHE
Il rating rivisto da Moody's: in Italia meno rischi
09-05-2010
Non sarà un «mezzo gaudio», ma il «mal comune» è sicuramente un sollievo per l'Italia. Un tempo il Belpaese era infatti l'unico ad avere un debito pubblico gigante, mentre ora il problema è diventato comune all'Europa intera: questo porta l'Italia in una posizione di relativa forza. Ne è convinta Moody's, l'agenzia di rating finita sotto attacco due giorni fa per un report sulle banche: se l'Italia per ridurre il fardello del debito non dovrà mettere in atto misure draconiane e non dovrà cambiare il suo modello economico, perché con questa zavorra ci convive da decenni, per molti altri paesi il rientro dall'emergenza non sarà altrettanto semplice.
L'analisi di Moody's parte da dati concreti. L'Ue dal 2000 al 2008 ha sempre mantenuto – in media – un rapporto tra debito e Pil intorno al 60%: livello in linea con i parametri di Maastricht e ritenuto tranquillo. L'Italia è invece sempre stata abbondantemente sopra il 100 per cento. Ora, causa crisi, la differenza tra "buoni" e "cattivi" si è invece ristretta: mediamente l'Ue ha un rapporto tra debito e Pil dell'84%, mentre l'Italia è al 116,7.«In Italia l'aggiustamento non dovrà dunque essere brutale – commenta l'analista di Moody's Alexander Kockerbeck –, mentre paesi come la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo e la Spagna dovranno radicalmente cambiare il loro modello economico. Dopo anni in cui hanno vissuto una forte crescita economica guidata dal boom immobiliare, ora dovranno anche loro convivere con un elevato debito associato a una bassa crescita del Pil». «Ora bisognerà vedere – aggiunge – se l'unione monetaria sarà in grado di funzionare in questo nuovo contesto ambientale». L'Italia ha anche altri punti di forza. Innanzitutto il sistema bancario è meno esposto ai fattori scatenanti della crisi finanziaria. Inoltre in Italia c'è minore indebitamento privato: le famiglie hanno debiti pari al 50% del loro reddito, contro il 200% dell'Irlanda, il 150% della Gran Bretagna e il 130% di Spagna e Portogallo. Infine – afferma Kockerbeck – il debito pubblico italiano è strutturato su una durata abbastanza lunga: «Questo diminuisce l'impatto immediato dell'aumento dei tassi d'interesse».
Sono parole, quelle esternate ieri da Moody's, che gettano acqua sul fuoco – dopo la bufera di giovedì – per dissipare ogni dubbio sul pensiero di Moody's. È un fatto, però, che sia giovedì sera sia ieri c'è stata una reazione vivace da parte delle autorità di tutto il mondo industriale per stigmatizzare i comportamenti irresponsabili delle agenzie di rating e stroncare la speculazione, in un momento in cui sono consistenti i timori dell'effetto contagio della crisi finanziaria che ha colpito la Grecia.
Così in primo luogo ieri i ministri finanziari e i governatori delle banche centrali dei paesi del G-7 si sono sentiti in una conference call convocata da Tim Geithner per uno scambio di opinioni sulla volatilità dei mercati finanziari, nella quale si è deciso di esercitare un monitoraggio stretto. Il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha partecipato al G-7 da New York perché da lì ha presieduto anche una riunione del Financial stability board. L'organismo che riunisce i regulators dei ministeri del Tesoro, delle banche centrali e delle Consob dei paesi del G-20 si sta occupando attivamente del ruolo delle agenzie di rating. A questo, del resto, aveva fatto riferimento giovedi il presidente della Bce Jean Claude Trichet, ricordando che quella dei possibili conflitti di interessi o dell'eventuale tendenza ad aggravare le fasi di tensione dei mercati è una questione «globale che richiede risposte globali». «Abbiamo un'analisi a livello mondiale – aveva spiegato Trichet – sulla questione se ci siano o meno fattori di prociclità nelle agenzie di rating, o una loro tendenza ad aggravare le situazioni di tensione o conflitti di interesse. Viene discussa nel G-20 e nel Fsb». Intanto, a livello nazionale, Bankitalia, che segue costantemente l'evoluzione dei mercati, sta lavorando insieme alla Consob per valutare l'opportunità di iniziative contro i comportamenti scorretti.
Fonte: [Il Sole 24 Ore]



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