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PRESTITO AZIENDE
Piano straordinario da 2 miliardi per la promozione del turismo09-06-2010
Un piano straordinario da 2 miliardi per promuovere gl investimenti nel settore turistico. È questo l'annuncio dato oggi a Roma dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dal ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, intervenuti all'assemblea di Federalberghi, l'associazione delle strutture ricettive italiane. Le risorse, che arriveranno in parte dall'Europa e in parte saranno «stimolate dal privato», ha precisato il premier, serviranno «per incentivi agli interventi, per manutenzioni e per favorire l'attuazione delle aree turistiche a burocrazia zero».
Gli alberghi italiani, intanto, ha detto il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, «hanno chiuso il 2009 con una perdita di presenze del 4,5% rispetto all'anno precedente» (11 milioni di pernottamenti in meno). Il fatturato è sceso dell'11% (nel 2008 era stato di oltre 8,6 miliardi) e si è registrata una flessione del 12,9% per il saldo attivo della bilancia turistica (differenza tra la spesa dei turisti stranieri nel nostro Paese e quella degli italiani all'estero) a quota 8,8 miliardi (erano 10,1 nel 2008).
L'Italia è quarta nel mondo e prima in Europa per numero di camere (1,1 milioni), dietro Usa, Giappone e Cina (e seguita da Germania e Spagna), secondo il sesto rapporto sul sistema alberghiero, presentato nel corso dell'assemblea. Il tasso di occupazione delle strutture ricettive, tuttavia, vede il nostro Paese al ventesimo posto nell'Unione europea: le camere risultano troppe, dunque, ripetto alle presenze realizzate. In termini assoluti, nel 2008, i pernottamenti negli alberghi nazionali sono stati 252 milioni (superati solo dalla Spagna con 268 milioni). La regione italiana con il maggior numero di strutture è il Trentino Alto Adige (oltre 5.862), seguito da Emilia Romagna (4.618) e Veneto (3.248).
«Chiediamo al governo maggiore attenzione al turismo - ha detto il numero uno di Federalberghi – uno dei pochissimi settori economici di questo Paese che ancora produce occupazione, non delocalizza le proprie unità produttive e non può immagazzinare l'invenduto». Lo stesso Bocca ha poi bocciato l'introduzione, con la manovra economica, della tassa di soggiorno a Roma. Si parla, ha detto, «di 10 euro a notte che comporterebbero un aumento delle tariffe pari a 20 euro a notte e questo non è possibile attuarlo. Si tratta di una tassa ingiusta e iniqua, che alla fine sarà pagata dall'albergo, e che rischierebbe di allargarsi a tutte le città turistiche». Proprio sulla tassa di soggiorno è poi intervenuto Berlusconi, assicurando che l'attivazione di tale imposta «sarà presa solo come decisione finale dopo un approfondito dialogo» con gli albergatori e chiarendo che la sua applicazione riguarderà solo Roma (a fine di ripianare il debito comunale) e «non dovrà essere copiata da nessun'altra città in Italia».