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| TFR PREVIDENZA COMPLEMENTARE
| Tfr e fondi privati, una necessita' per il futuro
14-05-2007
Azzate - I consigli di Marco Di Giacomo, promotore finanziario di Banca Etica. Martedì sarà tra i relatori del convegno al cinema Castellani
«Entrate sul sito dell'Inps e guardate la proiezione della vostra pensione, allora forse inizierete a pensarci». L'invito è di Marco Di Giacomo, promotore finanziario di Banca Etica. Lui si definisce un banchiere ambulante. Il suo sportello è un'automobile, una volta caricata stampante, contratti e computer è pronto per incontrare i clienti sul territorio. Martedì sera sarà tra i relatori del convegno sul tfr che si terrà (inizio ore 21) al cinema Castellani di Azzate.
Di Giacomo, Banca Etica propone per la scelta della destinazione del tfr un fondo aperto. Che cosa significa? «I fondi aperti sono quelli proposti dalle banche e che non rientrano nei fondi di categoria voluti dal sindacato, che invece si definiscono chiusi. Ad esempio, alcune categorie come i metalmeccanici hanno già un loro fondo pensione previsto dal contratto».
Qual è la differenza del fondo proposto da Banca Etica rispetto agli altri? «Banca Etica a differenza delle altre banche ha due parametri da cui non prescinde: trasparenza e eticità. Noi diciamo prima ai nostri clienti su cosa investiremo i loro soldi. Noi non investiamo in titoli di società che trattano armi, anche indirettamente, petrolio, che sfruttano il lavoro minorile o che speculano sulle economie di guerra».
Mentre i fondi chiusi? «Il problema dei fondi chiusi sta nel fatto che poi lo devono far gestire a delle banche e si ricade nel solito meccanismo. Dove saranno investiti i soldi dei lavoratori? Banca Etica, invece, li gestisce direttamente orientando le scelte a quei criteri di cui parlavamo prima. La verità è che le banche non hanno competitor veri in questa partita».
Secondo lei i lavoratori hanno percezione di questo cambiamento? A chi avesse dei dubbi, lei cosa consiglia? «Diciamo che questa è una svolta per i lavoratori che però hanno poca consapevolezza e quindi, per poter scegliere, si devono interessare a quanto sta avvenendo. Interessa poco a chi sta per andare in pensione, e posso capirlo, ma chi ha davanti ancora 20 o 30 anni di lavoro interessa eccome. Le ho detto prima di andare a vedere le proiezioni della pensione sul sito dell'Inps: in media per i giovani lavoratori non si va oltre il 40 % della retribuzione attuale. Quindi costruire un secondo pilastro è indispensabile, al punto che lo stesso ministro ha affermato che se non avremo abbastanza adesioni diventerà obbligatorio. La gente si deve interessare a questo aspetto perché la vita media ormai si avvicina agli 80 anni e quindi bisogna attrezzarsi per il futuro. Io, ad esempio, ai miei figli ho già fatto un fondo pensione. Se qualcuno ha ancora delle remore, dei dubbi o delle indecisioni, io consiglio di lasciare i soldi dove stanno perché in questo modo si potrà optare per un fondo privato anche in un secondo momento e non viceversa».
Occorre, quindi anche uno scarto culturale da parte della gente? «Sicuramente. La finanza non è il demonio, ma, quando è usata correttamente, rende il mercato più efficiente. Il problema è che in Italia abbiamo avuto troppi scandali e la gente è diffidente. L'appello va soprattutto ai lavoratori precari, che non hanno fiducia nel presente, figuriamoci nel futuro». Fonte: [Varese News]
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